Gabon: la Francia lancia un appello alla calma dopo mezzo secolo di sostegno al regime Bongo

CC - Flickr - IIP Photo Archive

di Survie.  Il voto per l’elezione presidenziale in Gabon ha avuto luogo questo sabato, 27 agosto. Mentre sembrava che Ali Bongo avesse perso le elezioni, dopo i risultati prodotti dall’opposizione all’uscita dalle urne, come nel 2009 ha deciso di imporsi con la forza. Da mercoledì sera, diverse manifestazioni sono state represse con violenza dalle forze militari e di polizia. Anche se per il momento non si riesce a stabilire il numero di morti, viste le restrizioni di movimento e l’interruzione del collegamento internet, si è comunque accertato che Ali Bongo non si limita affatto ai gas lacrimogeni, ma fa sparare sulla sua popolazione con proiettili veri e anche con armi pesanti e dagli elicotteri.

-Come lo dico, in Gabon, Ciad, Costa d'Avorio, a Gibuti, in Senegal...la Franciafrica è finita! Cosa si dice? - Nostro signore, si! -Bene

-Come lo dico, in Gabon, Ciad, Costa d’Avorio, a Gibuti, in Senegal…la Franciafrica è finita! Cosa si dice?
– Nostro signore, si!
-Bene

Oggi il governo francese lancia un appello per porre fine alla  violenza e alla pubblicazione dei risultati elettorali di ogni seggio, adottando una posizione di sostegno alla democrazia. Survie vorrebbe far presente che la Francia non ha fatto che sostenere, negli ultimi 50 anni fino ad oggi il regime del clan Bongo. Già nel 2009, Ali Bongo non sarebbe riuscito ad imporsi con la forza senza l’intervento zelante di diversi attori francesi [1]. La Francia ha continuato a sostenere il regime, concedendogli numerosi segni di riconoscimento diplomatico (ricevimento all’Eliseo, spostamenti dei ministri francesi). Questo sostegno viene esercitato soprattutto mediante la cooperazione militare e in materia di sicurezza con l’esercito e la polizia del Gabon. E questi ultimi attualmente uccidono i civili del Gabon. Nel 2014 il governo francese si vantava di aver formato quasi 4.000 militari del Gabon che impiegano in gran parte materiale francese.

Ancora oggi numerosi cooperanti francesi sono presenti all’interno delle forze di sicurezza del Gabon, in particolare nelle file della guardia presidenziale, la chiave di volta del sistema di sicurezza del clan al potere. Il comandante capo della polizia nazionale del Gabon, Jean-Thierry Oye Zue, questa mattina ha annunciato all’AFP che oltre 200 persone sono state arrestate da ieri sera. Questo comandante per esempio, fino ad oggi, viene assistito da un consigliere speciale che, guarda caso, è un  comandante di polizia francese, Christophe Blu. Inoltre secondo alcune testimonianze l’esercito del Gabon utilizzerebbe attualmente armi francesi, soprattutto dei fucili d’assalto del tipo Famas per sparare sui civili del Gabon.

Come sottolineato da Survie nel suo rapporto “Elections en Françafrique”, pubblicato nel mese di aprile 2016, questo sostegno francese si mantiene nonostante vi siano numerosi elementi che provano un irrigidimento del regime da diversi anni (reclutamento nella polizia e nell’esercito su base “etnica”, acquisti di armi, ecc.). Questa ripresa in mano si è accentuata con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali.

Nelle ultime settimane Survie ha interpellato diverse volte il governo sull’aumento della repressione dei militanti dell’opposizione da parte del regime e sui numerosi casi di arresti arbitrari [2], prevenendo il rischio che Ali Bongo tenti nuovamente un di imporsi con la forza nel contesto di queste nuove elezioni. La Francia non ha mai condannato queste repressioni, e non ha neppure interrotto la sua cooperazione militare e nel settore della sicurezza come l’avevamo richiesto diverse volte.

La diplomazia francese, da mezzo secolo un partner incondizionato del regime di Bongo, cosa che dimostra con il suo silenzio in altri scrutini di riconduzione di regimi dittatoriali in questi ultimi mesi (Gibuti, Congo, Ciad), può difficilmente farsi allo stesso tempo l’avvocato del vizio e della virtù”, ha dichiarato Thomas Bart, il portavoce di Survie. “I gesti diplomatici attuali rimangono delle posture opportunistiche fina a quando il governo francese non annuncerà l’interruzione della sua cooperazione militare e poliziesca, cosa che invece avrebbe dovuto fare da tempo.”

Tradotto da  Milena Rampoldi

Editato da  Fausto Giudice

Note

[1] Vedi in particolare il rapporto di Survie,” Élections en Françafrique. Congo, Djibouti, Tchad, Gabon.” p.50, aprile 2016.
[2] Vedi in particolare le nostre lettere aperte, la prima indirizzata a F. Hollande e pubblicata il 22 luglio:“Coopération sécuritaire française et répressions au Gabon “ e la seconda del 13 agosto,“Gabon : Lettre ouverte à Jean-Marc Ayrault, ministre des Affaires étrangères. Coopération militaire et sécuritaire avec le Gabon”, accessibili a partire dal nostro sito www.survie.org

 

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