CARTA DI GENOVA

19 luglio 2016 – Convegno “Dal G8 di Genova alla Laudato si’: il Giubileo del debito?”

A 15 anni dal G8 di Genova e nell’anno del Giubileo della misericordia ci siamo dati appuntamento
per condividere una delle questioni globali più urgenti: il progressivo indebitamento dei popoli
dell’intero pianeta. Su questo tema abbiamo deciso di confrontarci con pensatori laici e credenti
impegnati da anni su questo tema.
La responsabilità collettiva della misericordia, che è il dare opportunità di vita a tutti, richiede di
giungere ad una denuncia pubblica delle indifferenze, delle riserve, e ad una pubblica, concorde
assunzione di responsabilità al fine di snidare i privilegi e le ipocrisie, che contribuiscono a rendere
sempre più ricche e prepotenti le classi dominanti e sempre più povere e vessate le parti sfruttate
ed emarginate delle popolazioni.
Da diversi anni il debito è agitato, su scala internazionale, nazionale e locale, come emergenza allo
scopo di far accettare come inevitabili le politiche liberiste di alienazione del patrimonio pubblico,
mercificazione dei beni comuni, privatizzazione dei servizi pubblici, sottrazione di democrazia e di
diritti. Di fatto, il debito rappresenta lo shock che serve “a far diventare politicamente inevitabile
ciò che è socialmente inaccettabile”.
Anche in Europa, sta prevalendo l’ideologia della finanza e dei vincoli di bilancio che hanno creato
debito, diseguaglianze, risvegliato egoismi, nazionalismi e spinte isolazionistiche che ampliano il
solco di un’Europa senza anima, riportando indietro l’orologio della storia a periodi caratterizzati da
drammatici conflitti.
Sotto i nostri occhi si consuma l’orrore di esclusioni e della pericolosissima costruzione di muri
materiali e mentali, conseguenza di un malinteso senso del limite che colpisce bersagli umani
invece di colpire le logiche che animano la finanza senza regole.
Sembra infatti prevalere un’economia estrattiva, che porta con sé privatizzazioni di beni comuni,
distruzione, miseria, guerre, migrazioni epocali e irreversibili cambiamenti climatici che colpiscono
aree del pianeta vulnerabili, creando un debito ecologico pagato soprattutto da paesi, non
responsabili dei disastri ambientali ed esclusi dalla distribuzione della ricchezza, ma gravati da un
debito pubblico, in gran parte illegittimo, che li rende schiavi, ancor di più, di un sistema
economico che sfrutta il pianeta e l’umanità.
In questa direzione va anche l’analisi del “Pontificio Consiglio Giustizia e Pace” nel messaggio che il suo presidente, cardinal Peter K. A. Turkson, ha inviato ai partecipanti a questo Convegno “Dal G8 alla Laudato sì: il Giubileo del debito?“ e del quale questo breve stralcio è illuminante e
politicamente rilevante: “Negli ultimi anni, in conseguenza alla crisi economica e finanziaria
internazionale il problema del debito pubblico si è manifestato con vigore anche nelle economie
dei paesi sviluppati e, in particolar modo, in Europa. Di fonte ad una crisi del debito divenuta
sempre più globale, sarebbe opportuno – in questi ultimi mesi dell’anno giubilare della Misericordia
– riflettere nuovamente sull’opportunità di ridurre, se non addirittura condonare il debito a quei paesi che schiacciati da questo fardello non riescono a porre le basi per lo sviluppo umano delle persone, soprattutto delle nuove generazioni. Papa Francesco ci ricorda nella Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, come “il richiamo all’osservanza della legge non possa ostacolare l’attenzione per le necessità che toccano la dignità delle persone”. Sempre nel messaggio viene sottolineato come anche il Centro Africano per lo Sviluppo e gli studi di strategia dichiari che “il debito demolisce le scuole, gli ospedali e le cliniche e i suoi effetti sono non meno devastanti di quelli di una guerra”.
L’ideologia del debito mette sotto scacco la democrazia, predeterminando le scelte politiche ed
economiche tanto a livello nazionale quanto a livello locale, mettendo a rischio la stessa funzione pubblica e sociale degli enti di prossimità e minando il tessuto sociale delle comunità.
Agire contro l’ideologia e la materialità del debito costituisce di conseguenza un impegno
prioritario che vogliamo collettivamente assumere.
Non è la prima volta che, in questi 15 anni, i movimenti sociali e ecclesiali si incontrano per mettere in comune analisi, riflessioni e azioni sociali per contrastare “l’economia che uccide” e “la tirannia invisibile” (Evangelii Gaudium 53, 56) dei mercati finanziari.
Assieme abbiamo promosso iniziative per il controllo democratico dei movimenti dei capitali
finanziari; assieme abbiamo contrastato i trattati di libero scambio (dalla direttiva Bolkestein
all’attuale TTIP – ipotesi di trattato di libero scambio tra USA e UE); assieme abbiamo promosso
sensibilizzazione e mobilitazione in difesa dei beni comuni e per un nuovo modello di società e di
democrazia.
Sempre assieme, oggi riteniamo di dover agire per promuovere ad ogni livello la liberazione dei
popoli e delle comunità dal debito illegittimo ed odioso, attivando la partecipazione diretta delle
persone.
Da tempo anche nel nostro Paese sono iniziati percorsi di indagini e revisioni contabili (audit) del
debito in diversi territori e Comuni (Roma, Napoli, Parma, Livorno, etc.), smascherando la geografia dei poteri che dietro di esso si nasconde.
Proprio a partire da queste esperienze è stata avviata anche in Italia la nascita del Comitato per
l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm), un percorso collettivo per valutare il tema
dell’annullamento del debito quale punto nodale per un’economia ed una finanza più giuste.
E’ sulla base di queste riflessioni e considerazioni condivise che
noi oggi riuniti a Genova dopo questa giornata di lavoro collettivo, approviamo la presente Carta
d’intenti comuni, ed esprimiamo l’interesse ad impegnarci come singoli o organizzazioni
proponendo a tutte le realtà interessate ed attive a livello locale, nazionale ed internazionali, la
costruzione di un percorso che abbia i seguenti obiettivi:
a) promuovere un diverso modello sociale ed economico che metta al centro la piena dignità di
ogni persona nel rispetto della vita del pianeta, nostra casa comune;
b) promuovere una campagna di sensibilizzazione sui temi del debito, della finanza e della
ricchezza sociale, che sappia comunicare in forme semplici la complessità di questi temi;
c) avviare, in forma partecipativa e dal basso l’istituzione di una Commissione popolare
d’indagine e di verità sul debito pubblico italiano, al fine di sapere se, e in quanta parte, tale
debito è illegittimo.

Come emerso dalla discussione comune di questa giornata, pensiamo ad un percorso:

1. che parta anche da realtà locali e settoriali (sanità, istruzione, servizi essenziali, grandi opere ecc.),perché sui temi specifici e dal basso si avverte maggiormente la pressione dell’austerity e dei tagli, risultando anche uno spazio di maggiore coinvolgimento che può produrre un nuovo senso comune, creando alleanze con vari settori della società civile;
2. che sia accompagnato da un gruppo di facilitazione che elabori una prima proposta di lavoro, da
sottoporre a tutte le realtà interessate, per un primo appuntamento nazionale, tenendo conto della
data che verrà fissata per il referendum costituzionale;
3. che sia caratterizzato da un lavoro dal basso e popolare per rendere i contenuti accessibili, con una comunicazione efficace per evidenziare pubblicamente la relazione tra malessere sociale e debito, avvicinando il tema alla gente e creando consapevolezza sui nessi tra debito e declino del welfare;
4. che coinvolga in particolar modo i giovani e le figure competenti;
5. che abbia le caratteristiche di un movimento popolare aperto e inclusivo verso le differenze sociali, culturali, e religiose;
6. che definisca strategie efficaci con obiettivi di breve, medio e lungo periodo, con periodiche
verifiche di fattibilità;
7. che interroghi e investa anche le istituzioni, senza farsi vincolare dal rapporto con le istituzioni
medesime;
8. che si intrecci con altre campagne già avviate sulla finanza pubblica, a partire da quella per la
socializzazione della Cassa Depositi e Prestiti;
9. che sia collegato alla difesa e all’attuazione dell’articolo 47 della Costituzione per incoraggiare e
tutelare l’accesso al risparmio popolare e per disciplinare il credito;
10. che metta in rete le esperienze delle città ribelli al debito locale, in vista della riappropriazione, da parte del popolo, del diritto all’insolvenza dei debiti illegittimi.

Condividono la Carta di Genova e la sottoscrivono:
Arci nazionale
Attac Italia
Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Vecchiano (PI)
Commissione per l’audit del debito del Comune di Parma
Communia Network
Cooperativa Bottega Solidale, Genova
Fair
Fondazione “Lorenzo Milani ” ONLUS di Termoli
Pax Christi Italia
1. Alioti Gianni, Genova
2. Aloisi Vanda, Genova
3. Astigiano Simonetta, Genova
4. Balbi Cecilia Serenella, Genova
5. Balbi Paola, Genova
6. Bartolini Paolo, Genova
7. Bersani Marco, Roma
8. Bertorello Marco, Genova
9. Bertulacelli Norma, Genova
10. Bevilacqua Graziella, Genova
11. Bigliazzi Vittorio, Genova
12. Bonavita Liliana, Sarzana
13. Bonotto Tarcisio, Verona
14. Borghetti Valerio, Aulla
15. Borzani Luca, Genova
16. Brasesco Pierclaudio, Genova
17. Bruno Antonio, Genova
18. Calegari Letizia, Genova
19. Calvi Cristiano, Genova
20. Caniglia Giorgio, Dolceacqua (IM)
21. Celentano Massimo, Genova
22. Cenacchi Annarita, Bologna
23. Cifatte Angelo, Genova
24. Cima Laura, Torino
25. Cimmino Claudio, Genova
26. Coin Francesca, Milano
27. Corazza Giancarlo, Genova
28. Coscione Peppino, Genova
29. Cosentino Pino, Genova
30. Cosoli Mariangela, La Spezia
31. Costa Michela, Genova
32. Culotta Claudio, Genova
33. De Lellis Antonio, Termoli
34. Delfino Francesca, Montesilvano (PE)
35. Di Nicola Renato, Pescara
36. Esposito Giovanni, Bolano (SP)
37. Fabbri Marco, Genova
38. Fasce Luigi, Genova
39. Ferrari Marcello, Livorno
40. Ferretti Avelino, Reggio Emilia
41. Filoni Chiara, Bruxelles
42. Firenze Roberto, Milano
43. Franco Fabrizio, Sarzana
44. Gaggero Maria Grazia, Genova
45. Gaggio Giuliani Haidi, Genova
46. Gambale Antonio, Genova
47. Garaventa Cristopher, Genova
48. Gesualdi Francesco, Vecchiano (PI)
49. Giampaoli Mauro, Sanremo
50. Giardi Adriana, Genova
51. Ghirardelli Antonella, Salsomaggiore Terme
(PR)
52. Gonnella Giuseppe, Genova
53. Grillo Ivo, Genova
54. Guglieri Mario Giovanni, Genova
55. Innocenti Mauro, Bologna
56. Kovac Stefano, Genova
57. Kuby Susanna, Venezia
58. Lazzarotto Anna, Genova
59. Lena Pino, La Spezia
60. Leto Antonella,
61. Lombardi Rosaria, Bolano (SP)
62. Lovera Vittorio, Roma
63. Lucchetti Deborah, Genova
64. Luciano don Flavio, Cuneo
65. Malandra Jacqueline, Tortona
66. Manti Antonio, Genova
67. Marini Elisa, Campo S. Martino (PD)
68. Marradi Claudio, Genova
69. Melone Roberto, Albenga
70. Michelotti Sabrina, Parma
71. Mucci Maria, Cascina (PI)
72. Negro Luciana, Salsomaggiore Terme (Pr)
73. Nicolella Clizia, Genova
74. Nuscis Giovanni, Sassari
75. Orlandini Dino, Genova
76. Parisi Felicetta, Napoli
77. Parisi Pino, Genova
78. Pelliti Giorgio, La Spezia
79. Piccoli don Silvio, Termoli
80. Picena Luigi, Genova
81. Poggi Mauro, Arenzano (GE)
82. Quintavalla Cristina, Parma
83. Repole Simona,Livorno
84. Ricchiuti mons. Giovanni, Altamura (BA)
85. Risso Stefano, Torino
86. Rocca Mario, Milano
87. Rodari Erica, Milano
88. Ruffini Carla Maria, Reggio Emilia
89. Sander Sonia, Genova
90. Santucci Mauro, Chiavari (GE)
91. Sartorio Marina, Genova
92. Sassi Edoardo, Termoli
93. Savoia Marina, Genova
94. Segaliari Paolo, Genova
95. Sommella Mario, Acerra (NA)
96. Sonzini Valentina, Genova
97. Stumpo Marcella, Termoli
98. Tasso Ambretta, Genova
99. Tonda Silvio, Susa (TO)
100. Tretola Mario, Cuneo
101. Ventullo Ornella, Genova
102. Valentinetti mons. Tommaso, Pescara
103. Viale Guido, Milano
104. Volpato Chiara, Genova
105. Zannoni Danilo, Genova
106. Padre Alex Zanotelli, Napoli
Per contatti e adesioni, fare riferimento ad:
Antonio De Lellis adelellis@clio.it
Antonio Manti mantanna@tin.it

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