La Grecia indipendente è nata con un debito odioso

Parte prima della serie ” Grecia e debito: due secoli di ingerenza dei creditori”

di Eric Toussaint 

Dal 2010, la Grecia è stata al centro dell’attenzione generale. Eppure questa crisi del debito, generata in primo luogo dalle banche private, non è inedita nella storia della Grecia indipendente.

A partire dal 1826, quattro grandi crisi del debito segnarono profondamente la vita dei greci. Ogni volta, potenze europee si coalizzavano per costringere la Grecia a contrarre nuovi debiti allo scopo di rimborsare quelli vecchi. Questa coalizione tra potenze dettava alla Grecia politiche corrispondenti ai suoi interessi e a quelli di alcune grandi banche private di cui erano complici.

Tutte le volte, queste politiche tendevano a svincolare le risorse fiscali necessarie al pagamento del debito e comportavano tagli delle spese sociali e degli investimenti pubblici. In forme diverse, il paese e la sua popolazione si sono visti negare l’esercizio della propria sovranità. Questo ha fatto sì che la Grecia restasse nella condizione di paese subordinato e periferico, con la complicità delle classi dominanti.

La presente serie di articoli [di cui riportiamo ampi stralci, omettendo solo alcune riproduzioni parziali di alcuni vecchi documenti, peraltro reperibili in http://cadtm.org/La-Grece-independante-est-nee-avec – Ndt] analizza le 4 grandi crisi del debito greco, situandole nel contesto economico e politico internazionale, cosa che sistematicamente manca nella narrazione dominante ed è raramente presente nelle analisi critiche.

Per finanziare la guerra di indipendenza, iniziata nel 1821 contro l’Impero ottomano, e per insediate il nuovo Stato, il governo provvisorio della Repubblica ellenica contrasse prestiti a Londra, uno nel 1824 l’altro nel 1825. I banchieri di Londra, all’epoca di gran lunga la principale piazza finanziaria del pianeta, si affrettarono a organizzare il prestito per ricavarne grandissimo vantaggio.

Va tenuto presente il quadro internazionale: il sistema capitalistico era in piena fase speculativa, cosa che nella storia del capitalismo costituisce in genere la fase finale di un periodo di forte crescita economica e precede una svolta che sfocia, con l’esplosione di bolle speculative, in una fase di depressione o/e di crescita lenta.[1] I banchieri londinesi, seguiti da quelli di Parigi, Bruxelles ed altre piazze finanziarie europee, cercavano freneticamente di piazzare le enormi liquidità di cui disponevano. Tra il 1822 e il 1825, i banchieri londinesi “raccolsero” 20 milioni di sterline per conto dei nuovi leader latinoamericani (Simon Bolivar, Antonio Sucre, José de San Martín, ecc.) che concludevano la lotta di indipendenza contro la corona spagnola.[2] I due prestiti greci del 1824-1825 raggiungevano la somma di 2,8 milioni di lire sterline, vale a dire il 120% del Pil del paese, all’epoca.

Sia nel caso greco, sia in quello delle giovani autorità rivoluzionarie e indipendenti latinoamericane, i nuovi Stati erano appena nati e non ancora riconosciuti a livello internazionale. Per quanto riguarda l’America latina, la Spagna era contraria al fatto che degli Stati europei li sostenessero finanziariamente. All’epoca, inoltre, si poteva ragionevolmente pensare che le lotte per l’indipendenza non fossero definitivamente concluse. Inoltre, si concedevano prestiti a repubbliche mentre, fino ad allora, solo le monarchie erano ammesse nella cerchia di chi richiedeva prestiti. Questo può dare l’idea dell’entusiasmo dei banchieri di assumersi rischi finanziari. Prestare a un governo provvisorio di uno Stato greco, che stava nascendo in condizioni di guerra, l’equivalente del 120% di tutto quel che il paese produceva in un anno dimostra evidentemente il desiderio di trovare , quale che ne fosse il rischio, un succulento affare da realizzare. Accanto ai banchieri, i grandi industriali e i grandi commercianti sostenevano questo entusiasmo, visto che i prestiti sarebbero stati ampiamente utilizzati da chi li richiedeva per acquistare armamenti in Gran Bretagna, divise per il nuovo esercito, attrezzature di ogni tipo…

Greek Government 5 ­loan of 1825 bond for­ L100 no-1041 signed as contr­actors by J.S.Ricard­o ornate border Athe­na at top

Greek Government 5 ­loan of 1825 bond for­ L100 no-1041 signed as contr­actors by J.S.Ricard­o ornate border Athe­na at top

Come avvenivano i prestiti?

Banchieri londinesi emettevano per conto degli Stati richiedenti prestiti dei titoli sovrani e li vendevano alla Borsa della City. È importante sapere che perlopiù i titoli erano venduti al di sotto del loro valore facciale (nominale). Ogni titolo emesso per conto della Grecia del valore facciale di 100 sterline fu venduto a 60 sterline.[3] La Grecia, quindi, ricevette effettivamente meno di 60 sterline, una volta detratta la forte commissione prelevata dalla banca emittente, di contro al riconoscimento del debito di 100 sterline. Questo consente di spiegare perché il prestito del valore di 2,8 milioni di sterline si traducesse nel versamento di soli 1,3 milioni di lire alla Grecia.

Vanno anche tenuti presenti due elementi importanti: se il tasso di interesse sui titoli greci è del 5%, esso si calcola sul valore facciale, quindi le autorità greche devono versare annualmente 5 sterline al detentore di un titolo del valore facciale di 100 sterline, cosa che costituisce un eccellente affare per lui in quanto riceverà di fatto una rendita effettiva dell’8,33% (non del 5%). In compenso, lo Stato richiedente il prestito affronta un costo esorbitante. Nel caso greco, le autorità ricevettero 1,3 milioni di sterline, dovendo però versare annualmente un carico di interessi che porta a un ammontare di 2,9 milioni prestati. Insostenibile.

Nel 1826, il governo provvisorio sospende il pagamento del debito. In genere, gli studi dedicati al periodo si limitano a spiegare la sospensione con l’elevato costo delle operazioni militari e la prosecuzione del conflitto.

Ora, le cause del mancato pagamento non riguardano solo la Grecia, ma un ruolo molto rilevante lo svolsero, indipendentemente dalla volontà delle autorità greche, i fattori internazionali. Si manifesta infatti nel dicembre 1825 la prima grande crisi mondiale del capitalismo, in seguito allo scoppio della bolla speculativa creatasi, nel corso degli anni precedenti, alla Borsa di Londra. La crisi provoca il calo dell’attività economica, comporta numerosi fallimenti di banche e determina un’avversione al rischio.

A partire dal dicembre 1825, i banchieri britannici, seguiti dagli altri banchieri europei, bloccano i prestiti verso l’estero così come sul mercato interno. I nuovi Stati, che contano di rimborsare i loro debiti procedendo a nuovi prestiti a Londra o a Parigi, non trovano più banchieri disposti a prestare denaro. La crisi del 1825-1826 colpisce tutte le piazze finanziarie d’Europa: Londra, Parigi, Francoforte, Berlino, Vienna, Bruxelles, Amsterdam, Milano, Bologna, Roma, Dublino, San Pietroburgo, ecc. L’economia entra in depressione; centinaia di banche, commerci e manifatture falliscono. Crolla il commercio internazionale. Stando alla maggioranza degli economisti, la crisi del 1825-1826 costituisce la prima grande crisi ciclica del capitalismo.[4]

Quando scoppia la crisi a Londra nel dicembre 1825, la Grecia e i nuovi Stati latinoamericani continuano a rimborsare il debito. Nel corso del 1826, invece, più di uno Stato deve sospendere il rimborso (la Grecia, il Perù e la Grande Colombia, che comprendeva Colombia, Venezuela ed Ecuador) perché i banchieri rifiutano il rinnovo dei prestiti e perché il deteriorarsi della situazione economica generale e del commercio internazionale riduce gli introiti degli Stati. Nel 1828, tutti i paesi indipendenti dell’America latina, dal Messico all’Argentina, si trovano a dover sospendere il pagamento.

Nel 1820, il governo provvisorio ellenico propone ai creditori lodinesi di riprendere i pagamenti, a condizione che il debito venga ridimensionato. I creditori si rifiutano, pretendendo il 100% del valore nominale. Non si arriva ad alcun accordo.

A partire dal 1820, tre grandi potenze europee, Gran Bretagna, Francia e Russia,[5] costituiscono la prima trojka della storia moderna greca e decidono di instaurare in Grecia una monarchia con alla testa un principe tedesco. Si inaugura un negoziato per sapere quale principe verrà prescelto dalle grandi potenze: Leopoldo di Sassonia Coburgo Gotha, Otto principe di Baviera, oppure un altro?

Alla fine, si insedia Leopoldo sul trono del Belgio, che diventa uno Stato indipendente nel 1830, e Otto von Wittelsbach viene scelto per diventare sovrano di Grecia. Al contempo, le tre potenze si mettono d’accordo per venire in aiuto dei banchieri britannici e delle varie banche europee che, tramite loro, hanno acquistato titoli greci. Si tratta

Il re Ottone con il decreto di creazione della Banca nazionale greca (1841)

Il re Ottone con il decreto di creazione della Banca nazionale greca (1841)

poi di esercitare la massima pressione sul nuovo Stato greco perché onori integralmente il rimborso dei prestiti del 1824 e 1825.

Come reagisce “la trojka”?

La trojka si rivolge a banche francesi perché emettano per conto della monarchia greca un prestito di 60 milioni di franchi francesi (circa 2,4 milioni di sterline). Gran Bretagna, Francia e Russia si rendono garanti presso le banche assicurandole che, in caso di mancato rimborso da parte greca, se lo assumeranno direttamente.[6] La trojka inoltre dichiara di fare tutto ciò che è necessario perché sia effettuato anche il rimborso dei prestiti del 1824 e 1825. L’accordo tra le tre potenze è intervenuto nel 1830 ma, date le difficoltà di esecuzione, viene messo in pratica solo nel 1833. Il prestito di 60 milioni di franchi e avvenuto nel 1833 ed è stato versato in tre tranches.

La Grecia nel 1832

La Grecia nel 1832

La destinazione delle somme delle prime due tranches è particolarmente edificante. Su un totale di 44,5 milioni di dracme (il prestito è stato emesso in franchi francesi e versato in dracme: un franco oro valeva circa 1,2 dracme), solo 9 milioni sono arrivati nelle casse dello Stato, ossia il 20% della somma prestata. La banca Rothschild di Francia ha prelevato più del 10% di commissioni (5 milioni), i compratori dei titoli (tra cui la banca Rothschild) ha avuto 7,6 milioni come pagamento anticipato degli interessi per il periodo 1833-1835 (più del 15% della cifra chiesta in prestito), 12,5 milioni (poco meno del 30% del prestito) sono stati versati all’Impero ottomano come compenso per l’indipendenza; Francia, Gran Bretagna e Russia hanno prelevato 2 milioni considerandosi creditori della Grecia; oltre il 15% dell’ammontare, cioè 7,4 milioni, sono stati versati al re Ottone per coprire le remunerazioni e le spese di spostamento del suo seguito, dei dignitari bavaresi che assicuravano la reggenza[7] e dei 3.500 mercenari reclutati in Baviera, senza dimenticare 1 milione destinato all’acquisto di armi (Fonti: Reinhart, Trebesch, 2015, The pitfalls of external dependence: Grece, 1829-2015, p. 22; Kofas, Jon, 1981, Financial Relations of Greece and the Great Powers. 1832-1862, Boudler: Est Euopean Monographs, p. 25).

Protocollo di Londra­ 1832

Protocollo di Londra­ 1832

Le tre potenze hanno sottoscritto il 7 maggio 1832 con il Re di Baviera, il padre di Ottone futuro sovrano di Grecia, un accordo che obbliga il nuovo Stato “indipendente” a dare l’assoluta priorità al rimborso del debito. […] La convenzione è sottoscritta dal rappresentante della monarchia britannica, Lord Palmerston, da quello della monarchia francese, Talleyrand, da quello dello Zar di tutte le Russie e da quello del Re di Baviera, che agisce in nome della Grecia mentre Ottone e il suo seguito non ha ancora lasciato Monaco! Arriverà in Grecia solo nel gennaio 1833. L’accordo [v. riproduzione nell’originale francese – Ndt] è la prova vivente del carattere odioso e illegale del debito che si chiede di pagare al popolo greco a partire dal 1833.

La “trojka” esercitava un controllo strettissimo sul bilancio statale e sulle entrate fiscali. Chiedeva regolarmente di aumentare le tasse e di tagliare le spese. Da notare che la V Assemblea parlamentare che si era riunita nel dicembre 1831 aveva adottato una “Costituzione della Grecia” il cui articolo 246 indicava che il sovrano non ha diritto di decidere da solo in materia di tasse, di spese pubbliche e di entrate fiscali senza rispettare leggi o risoluzioni votate dall’organismo legislativo.[8] Monarchia e “trojka” calpestavano quella Costituzione, che non hanno mai riconosciuta.

Nel 1838 e nel 1843, la monarchia sospende il pagamento del debito perché non dispone di liquidità sufficiente ad assumersi il pagamento di interessi estremamente gravosi.[9] Al momento del deficit del 1843, quando gli interessi da pagare costituivano il 43% delle risorse statali, la “trojka” intervenne facendo enormi pressioni sulla monarchia perché attuasse un radicale programma di austerità elaborato sotto dettatura degli ambasciatori delle tre potenze.

I sacrifici imposti alla popolazione greca per il rimborso del debito erano tali che, a più riprese, questa si è ribellata. Particolarmente forte è stata la rivolta del 1843. La popolazione greca si sente oltraggiata dall’inaugurazione in pompa magna dell’imponente Palazzo reale (dove ha sede il parlamento greco) e si è sollevata in settembre contro un nuovo aumento delle tasse e per ottenere un regime costituzionale. Va segnalato che la Gran Bretagna si era spinta fino a minacciare il re Ottone di ricorrere a un intervento militare se non accettava di aumentare le tasse per ottemperare ai suoi impegni nei confronti della “trojka”. Gran Bretagna e Francia occuparono militarmente il porto del Pireo per due anni, a partire dal maggio 1854: un sistema efficacissimo per mettere le mani sulle risorse della dogana installata nel porto.

Il memorandum imposto dalla “trojka” nel 1843

Stando a Takis Katsimardos [v. oltre: Bibliografia], nel giugno 1843, la Grecia si è dichiarata non in grado di pagare la tranche annuale degli interessi per il rimborso del prestito del 1833. Di fronte alle minacce dei creditori, il governo si impegnava ad applicare un programma di brutale austerità per riprendere il pagamento del debito.

Fonti dell’epoca documentano scene di miseria di massa nelle citta e nelle campagne. Nella capitale, i cittadini, privi di risorse, smettevano di versare le tasse, al punto che non c’erano più candidati nelle aste per l’assegnazione di posti di esattori delle imposte.

Evidentemente, era impossibile raccogliere denaro per pagare gli interessi del debito in un paese dove la maggior parte della popolazione era estremamente depauperata. Eppure, i creditori esigevano il pagamento del debito.

Così, si organizza a Londra una Conferenza per il debito greco e i rappresentanti della “trojka” elaborano una dichiarazione che condanna la Grecia (giugno 1843). Stando a quella dichiarazione, la Grecia non ha rispettato i suoi impegni. I tre ambasciatori hanno dato al governo 15 giorni per fare tagli ancor più rilevanti delle spese pubbliche, per un ammontare di circa 4 milioni di dracme. I tagli previsti inizialmente dal governo erano di 1 solo milione.

Dopo un mese di discussioni, gli ambasciatori e il governo greco redigono un protocollo-memorandum. L’accordo sarà varato il 2 settembre, ma suscita una tempesta di proteste. Il giorno dopo scoppia la Rivoluzione del 3 settembre, che sarebbe soprattutto sfociata in una nuova Costituzione, ancora lontanissima dalla democrazia.[10]

Le principali misure adottate dal governo greco nel 1843 in virtù dell’applicazione del memorandum dell’epoca comprendevano:[11]

– licenziamento di un terzo dei funzionari e riduzioni dal 15% al 20% dei salari per tutti quelli che restavano;

– sospensione del versamento delle pensioni;

– riduzione notevole delle spese militari;

– imposizione a tutti i produttori di un anticipo d’imposta, la decima, corrispondente a un decimo del valore dell’intera produzione;

– aumento dei diritti di dogana e di bollo:

– licenziamento di tutti i funzionari della tipografia di Stato, delle guardie forestali e della maggior parte dei docenti universitari (tranne 26!);

– soppressi tutti i servizi sanitari; licenziati tutti gli ingegneri civili dello Stato e bloccati tutti i lavori pubblici; soppresse tutte le missioni diplomatiche all’estero;

– tutte le costruzioni illegali e ogni appropriazione illegale di “terre nazionali” sono state legalizzate in cambio di versamento di ammende; tutti i contenziosi fiscali in sospeso (circa 5 milioni di dracme) sono stati regolarizzai contro il pagamento di modiche cifre forfettarie.

Inoltre, in virtù del Memorandum, gli ambasciatori della “trojka” di allora presenziavano alle riunioni del Consiglio dei ministri quando varava le misure e mensilmente ricevevano una relazione dettagliata sulle applicazioni e sulle somme raccolte. Questo non vi ricorda qualcosa?

Alla fine, Ottone venne rovesciato, nel 1862, in seguito a una serie di sollevazioni popolari ai quattro angoli del suo regno e dovette scappare dal paese. Dopodiché, ancora una volta si è votata una nuova Costituzione, progresso minimo verso la limitazione dei poteri della monarchia. La “trojka” cercava un sostituto. Londra proponeva il secondo figlio della regina Vittoria, che però incontrava l’ostilità della Russia e della Francia, che volevano evitare che si rafforzasse l’influenza britannica. Alla fine le tre potenze si mettono d’accordo sulla scelta di un principe danese, Guglielmo di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg.

Dopo il 1843, la “trojka” si assumeva, come promesso ai banchieri, il rimborso del debito in luogo della Grecia quando questa non riusciva a liberare sufficienti risorse per rimborsare per intero interessi e capitale. Per la “trojka” il rimborso termina nel 1871[12] e i creditori possono dirsi soddisfatti: hanno avuto gli interessi e ottenuto la restituzione del capitale prestato. Il prestito di 60 milioni di franchi è estinto.

Tuttavia, rimaneva il debito della Grecia verso la “trojka”, visto che Gran Bretagna, Francia e Russia avevano garantito parte dei pagamenti. La Grecia dovette quindi continuare a destinare parte delle sue risorse al rimborso delle tre potenze della “trojka”. Terminava di rimborsare Francia e Gran Bretagna per il prestito del 1833 ancora negli anni 1930. Cioè, un secolo dopo (quanto alla Russia, non ha più avuto rimborsi dopo la Rivoluzione del 1917).

Alla fine, cosa è successo con il rimborso dei prestiti del 1824 e del 1825?

Ricordiamo che il rimborso è stato sospeso a partire dal 1826 e che i creditori si sono rifiutati nel 1829 di siglare un accordo con il governo provvisorio che, poi, è stato accantonato dalla “trojka” e rimpiazzato dalla monarchia. Il prestito di 60 milioni di franchi (pari al 124% del Pil greco del 1833) non ha rimpiazzato i prestiti del 1824-1825 pari al 120% del Pil del 1833). Una volta rimborsato il prestito dei 60 milioni di franchi, la “trojka” ci teneva a che fossero ugualmente soddisfatte le richieste dei creditori del 1824-1825. Per questo nel 1878 la Grecia, sotto pressione delle grandi potenze, pervenne a un accordo con i banchieri che detenevano i titoli del 1824-1825. I vecchi titoli furono cambiati con nuovi titoli del valore di 1,2 milioni di sterline. Un eccellente affare per i detentori di titoli e una nuova ingiustizia per il popolo greco. Ricordiamo infatti che l’ammontare effettivo del prestito trasferito alla Grecia si era limitato a 1,3 milioni di sterline. Cambiando i vecchi titoli contro nuovi del valore di 1,2 milioni i creditori potevano essere soddisfatti, tanto più che una parte di questi avevano acquistato i vecchi titoli per un tozzo di pane. I banchieri hanno regolarmente speculato sui titoli greci, vendendoli quando cominciavano a scendere e riacquistandoli all’inizio della ripresa.

Sorprende constatare che la maggior parte degli studi e degli articoli che analizzano superficialmente i problemi del debito greco sostengano che le spese pubbliche fossero tropo elevate e che i greci non pagassero tasse o ne pagassero troppo poche. Ora, un’analisi rigorosa dell’andamento del bilancio dello Stato indica come tra il 1837 e il 1877 questo fosse in avanzo primario positivo, tranne in due sole riprese; vale a dire che le entrate erano superiori alle spese prima del rimborso del debito. Dunque, nell’arco di 41 anni (1837-1877) le entrate (fornite essenzialmente dalle tasse) sono state superiori alle spese per 39 anni se non si tiene conto del rimborso del debito. Il deficit di bilancio cronico dipendeva dal rimborso del debito, che costituiva un gravame insostenibile.[13]

Naturalmente, non si tratta affatto di sostenere qui che la monarchia abbia gestito bene il bilancio statale nell’interesse della popolazione. Il fatto di liberare dal bilancio un avanzo primario è un’esigenza tipica dei creditori, in qualunque epoca. L’avanzo primario garantisce ai creditori che ci sia appunto un di più che si potrà utilizzare per rimborsare il debito. Il peso del rimborso del debito e la tutela esercitata dalle grandi potenze europee costituiscono fattori determinanti nell’incapacità greca di conoscere il decollo economico.

Conclusioni di questa prima parte

I prestiti del 1824-1825 avrebbero dovuto considerarsi nulli in quanto i termini del contratto erano di carattere leonino ed evidentemente disonesto era il comportamento dei banchieri.

Il prestito del 1833 ha chiaramente a che vedere con la dottrina del debito odioso.[14] Il debito è stato contratto da un regime dispotico contro l’interesse del popolo. Quel regime era al servizio delle grandi potenze, che cercavano di conciliare i propri interessi geostrategici alle spalle del popolo greco, attente al tempo stesso a far sì che venissero soddisfatte le richieste dei banchieri internazionali.

Il rifiuto da parte dei creditori e delle grandi potenze di annullare il debito, del tutto o in parte, produsse effetti di lunga durata, continuando a tenere la Grecia sottomessa e impedendole di conoscere un reale sviluppo della sua economia.

La Grecia è nata con un debito odioso, che ne asservito il popolo.

Alcune chiavi per capire il contesto storico della nascita di uno Stato greco indipendente nel XIX secolo. Economia e società

Constantin Tsoucalas, esule a Parigi durante la dittatura dei colonnelli greci, scriveva nel 1969:

«Da più di un secolo e mezzo, lo straniero, con il suo intervento o il suo sostegno, è stato quasi sempre più o meno responsabile dello scoppio o della conclusione delle crisi attraversate dalla Grecia. Poiché le forze sociali e politiche del paese non sono mai state in grado di di svilupparsi o di funzionare in maniera autonoma, il popolo greco non è mai riuscito ad essere padrone del proprio destino, soprattutto quando aveva più da guadagnarci o da perderci. Quali infatti che fossero le impostazioni strategiche o diplomatiche, la Grecia è stata inevitabilmente oggetto dell’attenzione internazionale a causa della sua posizione geografica. Come pedina della diplomazia occidentale nell’epoca in cui crollava l’Impero ottomano, come base navale indispensabile per i controllo dei Dardanelli, come bastione del “mondo libero” nella sua lotta contro l’espansione del comunismo, o come base sicura (una delle rare) che consentisse il controllo strategico del Medio Oriente perpetuamente instabile, la Grecia ha sempre fatto le spese dell’interesse internazionale che ha suscitato».[15]

Il giudizio di Constantin Tsoucalas va sfumato, perché il popolo greco è riuscito a sconfiggere l’occupante nazista grazie a un’eroica lotta. Tuttavia, i tragici avvenimenti politici del 2015 confermano queste righe scritte quasi mezzo secolo fa. Le potenze dell’Europa occidentale sono intervenute ancora una volta in Grecia per motivi internazionali: impedire il successo di un’esperienza di rottura con l’austerità, per evitare che contagiasse altri paesi d’Europa, a partire dalla Spagna e dal Portogallo; impedire che si rimettesse in discussione la prosecuzione dell’integrazione europea, dominata dal grande capitale e dalla principali potenze europee. Le istituzioni europee e il FMI hanno fatto abortire un’esperienza che poteva cambiare il corso della storia.

Riprendiamo la descrizione di Costantin Tsoucalas, perché fornisce alcune chiavi per capire le condizioni in cui è nato il primo Stato greco indipendente, due secoli or sono:

«Non è facile definire la natura storico-culturale della nazione greca: è balcanica, ma non slava, vicino-orientale ma non musulmana, europea ma non occidentale. Si potrebbe forse mostrare, dall’epoca classica all’Impero bizantino e alla Grecia moderna, l’esistenza di una qualche continuità etnica e culturale. Non è però del tutto sicuro. Quel che è certo è che la struttura sociale ed economica della Grecia moderna ha le sue origini nella lunga dominazione ottomana (…).

Con la sua rigida concezione delle divisioni sociali, l’ideologia stratocratica[16] ottomana disprezzava le attività mercantili; questo permise ai greci e, in minor misura, ad altri gruppi minoritari quali gli ebrei e gli armeni, di assicurarsi praticamente il monopolio degli affari. La comunità greca di Costantinopoli, fatta dei resti dell’aristocrazia bizantina e dei nascenti gruppi di banchieri e commercianti noti con il nome di fanarioti, prese rapidamente il controllo della maggior parte delle transazioni economiche. Tuttavia, il ruolo dei fanarioti non si limitava al campo finanziario. Essi furono spesso chiamati a svolgere un notevole ruolo politico e amministrativo nel sistema ottomano. (…)».

I greci dominarono anche le attività commerciali e marittime che si svilupparono rapidamente nella seconda metà del XVIII secolo, introducendo uno spirito nuovo nella letargica vita dei Balcani. Questa nascente borghesia greca che, soprattutto dopo il 1789, introdusse nei Balcani le idee nuove e rivoluzionarie che fermentavano in Europa, godette progressivamente di un incomparabile prestigio sia tra i greci sia, poi, tra gli slavi. Guadagnava terreno l’idea di un movimento d’indipendenza che sfociasse in una federazione pan-balcanica, specie su istigazione della Russia, mentre il generalizzato declino dell’Impero ottomano animava con forza in tutti gli strati sociali della penisola balcanica la speranza che l’indipendenza fosse vicina.

Il punto culminante del processo fu la rivoluzione greca del 1821. Se però i greci riportarono notevoli vittorie nei primi anni di lotte, l’esercito turco-egiziano, una volta riorganizzato, riuscì a vincere una serie di battaglie decisive, che annullarono sullo scacchiere politico il vantaggio dei greci. Nel 1827, la rivoluzione – che aveva raggiunto solo le isole dell’Egeo, il Peloponneso e la parte meridionale della penisola (Sterea Hellas) – era ormai agonizzante.

Fu allora che le potenze straniere intervennero in maniera decisiva. Una volta tanto, le pressioni popolari andavano nel senso degli interessi diplomatici, e le grandi potenze decisero di prendere in pugno la situazione. Russia, Francia e Gran Bretagna, distruggendo la flotta turco-egiziana a Navarino (1827), diedero alla Grecia l’indipendenza.

Per dare il senso del ruolo svolto dalle grandi potenze, è opportuno un rapido esame della politica da esse perseguita. Quella della Russia si basava sulla volontà di veder crearsi sotto la sua protezione un grande Stato greco-slavo, che le sarebbe servito da piazzaforte nel Mediterraneo dopo il crollo dell’Impero ottomano. La popolazione dei Balcani era in maggioranza slava e, sul piano religioso, per il 90% ortodossa, elementi che costituivano le carte migliori della Russia sul piano propagandistico. La politica della Gran Bretagna, viceversa, era soprattutto orientata alla conservazione dell’Impero ottomano, come contrappeso all’espansionismo russo. Tuttavia, nella misura in cui lo sviluppo delle forze centrifughe dell’Impero ne rendeva alla lunga inevitabile la disintegrazione, la Gran Bretagna era favorevole alla creazione di uno Stato greco indipendente. ma che dipendesse politicamente ed economicamente da lei, e si opponesse quindi apertamente al resto dei gruppi etnici balcanici. Il protocollo di Londra (1830), con il quale alla fine venne riconosciuta l’indipendenza della Grecia, costituì un successo per la politica britannica. L’instaurazione di una monarchia assoluta aveva lo scopo di sostituire il primo governatore greco, Ioannis Kapodistrias, [17] ex ministro dello zar e naturalmente del tutto incline a condividere la visione della Russia. Poiché le frontiere della Grecia delimitavano uno spazio molto ristretto, la cui popolazione era relativamente omogenea, il nuovo Stato indipendente dipendeva di fatto completamente dall’aiuto economico e diplomatico estero (e cioè della Gran Bretagna), il che avrebbe comportato rivalità tra greci e slavi. Così, per oltre un secolo, la penisola dei Balcani sarebbe diventata il posto più agitato d’Europa e il teatro di lotte incessanti tra le potenze interventiste. Si abbandonò l’idea di una federazione che unisse le popolazioni cristiane delle province europee dell’Impero Ottomano, popolazioni che, fatte salve le debite proporzioni, vivevano da quattro secoli con una buona intesa tra loro.

Strutture sociali

«Dopo l’indipendenza, le strutture sociali e l’economia della Grecia non subirono alcuna sostanziale modifica. Sparì il sistema semifeudale che esisteva sotto il regine ottomano; ma la terra in possesso dei signori feudali turchi, cioè circa la metà delle terre coltivate nel paese, passò in gran parte nelle mani dei capi e notabili locali. Quei capi clan avevano svolto una funzione importante durante il periodo della dominazione ottomana. Si erano visti affidare notevoli poteri amministrativi, soprattutto nei villaggi che godevano di un certo grado di autonomia. Dopo avere avuto un atteggiamento ambiguo nei primi mesi della guerra d’indipendenza, si unirono al movimento rivoluzionario e vi ebbero un ruolo attivo. Si trovarono però rapidamente in conflitto con gli elementi popolari, e questo provocò a volte scontri violenti. Quando fu proclamata l’indipendenza, l’esito di questa rivalità di classe tra i capi clan locali e le forze popolari era ancora incerto. Di fronte alla pressione dei capi, Ioannis Kapodistrias esitò a distribuire le terre ai contadini poveri. Quando venne assassinato da membri di uno dei clan più potenti, e fu insediato sul trono il re Ottone Wittelsbach, secondogenito di Ludwig I sovrano di Baviera, la vecchia struttura sociale venne nel complesso salvaguardata. È vero che i notabili non riuscirono a prendere il posto dei signori turchi; la produzione agricola avveniva sempre più sulla base della piccola proprietà terriera privata. Ma i notabili locali, che a volte occupavano terre immense, tenevano il grosso dei contadini sotto la loro dipendenza economica, e quindi sotto la loro tutela politica. Sarebbe occorso quasi un secolo per realizzare le indispensabili riforme e risolvere il problema in maniera radicale».

Nel 1832 la Grecia è per il 95% rurale

«Questa è dunque la Grecia nel 1832: un paese piccolo, interamente devastato da una tremenda guerra durata quasi dieci anni, con una popolazione agricola al 95% e con una struttura arcaica e, in alcuni punti, semifeudale. Il nuovo Stato non è neanche il centro dell’ellenismo. Nessuna città importante è situata all’interno dei suoi confini. I suoi centri culturali, religiosi ed economici sono tutti esterni. Su un totale di 3 milioni di greci, appena 700.000 vivono nello Stato greco. Quando Atene diventa la seconda capitale del paese (dopo Nauplia), è un villaggio miserabile, con una popolazione che non supera i 5.000 abitanti e difficilmente paragonabile a Costantinopoli, simbolo del risveglio nazionale e religioso, sede del Patriarcato, centro dei fanarioti e della borghesia greca, ricco di scuole e di editori greci, con una prestigiosa Università (la “Grande scuola della nazione”) e con oltre 200.000 cittadini greci».

La “Grande idea”, nazionalismo incontrollato e intransigente che porta allo sciovinismo

«La “Grande idea” – così infatti la si chiamò – fu per l’intero secolo il grande slogan ideologico e politico. Questo indirizzo ha avuto enormi ripercussioni sulla politica interna e internazionale della Grecia. La soluzione di tutti i problemi interni è stata in genere elusa grazie a un’abile demagogia, che esortava all’unità nazionale al fine di realizzare il sogno. A questo sogno si fa appello regolarmente, e con successo, allo scopo di distrarre l’attenzione generale dal fatto che i gruppi al potere sono o incapaci, o non hanno molta voglia, di prendere le misure imposte da una situazione interna che lascia sempre a desiderare. È vero che la glorificazione dei valori “elleni” – il corrispettivo culturale della “grande idea” – ha molto contribuito a sviluppare unità e coscienza nazionali. Tuttavia, la forza mistificante dei concetti di “Grecia eterna” e di “unità culturale del popolo greco” ha comportato gravi distorsioni ideologiche, non ancora completamente superate. Infatti, l’orientamento mistico verso l’antichità classica non solo ha costituito un ostacolo di fondo per una politica nazionale realistica e progressista, ma ha fatto anche imporre una lingua “pura” che, reintroducendo elementi grammaticali del greco antico, si tagliava completamente fuori da quella parlata e diventava, in certa misura, incomprensibile al popolo. La contraddizione tra la lingua ufficiale e la lingua parlata dominò la seconda metà del secolo, per poi diventare il grande problema culturale. L’oscurantismo in materia di istruzione – che ancora oggi persiste – è in gran parte dovuto al fatto che le forze politiche conservatrici sono riuscite a identificare la “purezza” della lingua, simbolo dell’eternità della nazione, con la conservazione di valori retrogradi e mistificanti nel campo dell’istruzione e della cultura.

Sul piano internazionale, la “Grande idea” ebbe ripercussioni ancor più gravi. Il nazionalismo incontrollato e intransigente portò allo sciovinismo; così il paese entrò in conflitto con i vicini balcanici, che avevano analoghe motivazioni e, tuttora, quel conflitto continua ad aleggiare sui Balcani. L’antagonismo imperialista delle grandi potenze – in particolare quello che contrapponeva la Gran Bretagna alla Russia – contribuì fortemente ad avvelenare la questione. Per tutto il XIX secolo, si assistette a una serie di esplosioni, che le grandi potenze scatenavano o reprimevano non esitando a ricorrere direttamente all’intervento militare. Quando la Russia, allo scoppio della Guerra di Crimea (1853), spinse la Grecia a sostenere il movimento rivoluzionario in Tessaglia e in Macedonia, la replica franco-inglese non si fece attendere. Le truppe francesi ed inglesi sbarcarono al porto del Pireo e la Grecia fu praticamente occupata per tre anni (1854-1857)».

Il sistema politico

«Per tutto quel tempo, lo sviluppo delle strutture economico-sociali del paese era estremamente lento. La monarchia assoluta del re Otto, con la sua numerosa Corte bavarese, aveva come fondamentale segno distintivo il disprezzo totale dei bisogni e delle aspirazioni reali dei greci. Il popolo, che viveva nella più totale miseria e gli strati dirigenti che si erano andati formando durante e dopo la rivoluzione (proprietari terrieri, notabili e capi militari) erano profondamente scontenti. L’amministrazione bavarese, completamente distaccata dalle forze autoctone, aveva instaurato un aperto dispotismo. Questo stato di cose mutò in maniera assai fievole con la rivoluzione del 1843, che comportò la promulgazione della prima Costituzione greca (1844). Le restrizioni apportate al potere assoluto del monarca erano fittizie, e i tre grandi partiti che rappresentavano palesemente gli interessi dei “protettori” stranieri (e che venivano chiamati, rispettivamente – è rivelatore – il partito inglese, il partito francese e il partito russo) manovravano al fine non dissimulato di conciliarsi i favori del sovrano».

A partire dal 1860, l’ascesa di una borghesia

A partire dal 1860 «si fa strada un qualche progresso, con la nascita di una nuova generazione politica e le prime tracce di sviluppo capitalistico. L’attività industriale restava certo ancora molto limitata, ma la rapida crescita della marina mercantile e lo spettacolare sviluppo del commercio comportarono la creazione e l’ascesa di una borghesia. I principali centri dell’attività economica e culturale erano ancora al di là dei confini, ma il prestigio dello Stato nazionale era in aumento. Furono investiti nel paese importanti capitali greci e la Grecia divenne un polo d’attrazione per i greci residenti fuori dai confini dello Stato. Una tendenza che presto conquistò la borghesia greca di Costantinopoli e delle altre grandi città dell’Impero ottomano, che viveva costantemente nel timore di subirne l’ostilità».

I giochi di influenze tra Gran Bretagna e Russia nei Balcani

«Ogni qualvolta i popoli dei Balcani cercarono di unirsi contro il Sultano, la Gran Bretagna impose il proprio veto: temeva oltre ogni altra cosa una federazione balcanica sottoposta all’influenza russa. Così, alla vigilia della Guerra russo-turca, nel 1877, la Gran Bretagna obbligò la Grecia a rifiutare le proposte della Serbia, che prospettavano un’offensiva comune contro la Turchia. Viceversa quando, una volta conclusa la guerra, il trattato di Santo Stefano rafforzò notevolmente gli Stati slavi a spese della Grecia, i britannici vollero a ogni costo che si procedesse alla revisione del trattato e, con il trattato di Berlino (1878), alla fine ottennero una forte riduzione dei vantaggi territoriali degli slavi. Per giunta, negoziando poi con la Turchia, insistettero perché la Tessaglia e altre parti dell’Epiro fossero cedute alla Grecia (1881). È così che la Gran Bretagna non solo riuscì a preservare contro la Russia l’equilibrio territoriale, ma rallentò anche un’eventuale coalizione balcanica, perché quei trattati aggravavano i motivi di risentimento presenti tra le popolazioni dei Balcani».

È sorprendente constatare come, nell’analisi di Constantin Tsoukalas, spesso perspicace e sempre interessante, il debito Greco occupi un posto marginale, mentre in realtà costituisce un fattore decisivo della subordinazione di questo paese agli interessi delle grandi potenze.

(continua)

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Bibliografia (della Parte I)

Beloyannis Nikos, Le capital étranger en Grèce, http://iskra.gr/index.php?option=com_content&view=article&id=1010 :-1833-&catid=55:an-oikonomia&Itemid=283

Commission pour la vérité sur la dette grecque, Rapport préliminaire de la Commission pour la vérité sur la dette publique grecque, Athènes, 2015 http://cadtm.org/Rapport-preliminaire-de-la

Juglar Clément. 1862. Des crises commerciales et de leur retour périodique en France, en Angleterre et aux Etats-Unis, Paris 1862 http://gallica.bnf.fr/ark :/12148/bpt6k1060720

Katsimardos Takis « L’ancien Mémorandum dans la Grèce de 1843 », publié le 18/09/2010, dans le quotidien financier « Imerissia »

Mandel, Ernest. 1972. Le Troisième âge du Capitalisme, La Passion, Paris, 1997, 500 p.

Mandel, Ernest. 1978. Long waves of capitalist development, The Marxist interpreta­tion, Based on the Marshall Lectures given at the University of Cambridge, Cambridge University Press et Editions de la Maison des Sciences de l’Homme, Paris, 141 p.

Marichal, Carlos. 1989. A century of debt crises en Latin America, Princeton, University Press, Princeton, 283p.

Marx–Engels, La Crise, col. 10/18, Union générale d’éditions, 1978, 444 p

Reinhardt Carmen, Rogoff Kenneth, Cette fois, c’est différent. Huit siècles de folie financière, Paris, Pearson, 2010.

Reinhardt Carmen, M. Belen Sbrancia. 2015 “The Liquidation of Government Debt.” Economic Policy30, n. 82: 291-333

Reinhardt Carmen, Trebesch Christoph. 2015. The pitfalls of external dependance : Greece, 1829-2015

Sack, Alexander Nahum. 1927. Les Effets des Transformations des Etats sur leurs Dettes Publiques et AutresObligations financières, Recueil Sirey, Paris.

Tsoucalas Constantin. 1970. La Grèce de l’indépendance aux colonels, Editions F. Maspéro, Paris, 1970.

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Ringraziamenti

L’autore ringrazia per la rilettura e i suggerimenti: Tassos Anastassiadis, Thanos Contargyris, Olivier Delorme, Romaric Godin, Jean-Marie Harribey, Daphne Kioussis, Yvette Krolikowski, Christian Louedec, Damien Millet, Giorgos Mitralias, Antonis Ntavanellos, Nikos Pantelakis, Claude Quémar, Yannis Thanassekos, Dimitra Tsami, Eleni Tsekeri, Alekos Zannas.

L’autore è interamente responsabile degli eventuali errori contenuti nel presente lavoro.

 

 

[1] Si vedano i lavori di Juglar, Marx, Kondratieff, Kindleberger, Mandel…

[2] Gli indipendentisti vinsero una battaglia decisiva ad Ayacucho (Perù) il 9 dicembre 1824, ma il confitto non era concluso. Da notare che solo una parte dell’ammontare di 20 milioni di sterline è stata trasferita effettivamente in America latina.

[3] |È quanto effettivamente accaduto con i due prestiti del 1824 e del 1825. I titoli sono stati venduti sin dall’inizio al 60% del loro valore facciale (cfr. Carmen M. Reinhart, Christoph Trebesch, The pitfalls of external dependance : Greece, 1829-2015, p. 24). Vendere titoli al di sotto del loro valore nominale al momento della loro emissione iniziale per attrarre gli acquirenti resta una prassi corrente ai nostri giorni, anche se il ribasso ottenuto è nettamente inferiore a quello del XIX secolo.

[4] |Ernest Mandel propone la datazione seguente per le onde lunghe dalla fine del XVIII secolo all’inizio del XX : 1793-1825 (periodo di forte crescita conclusosi con la rande crisi esplosa nel 1825), seguita da un periodo di rallentamento dal 1828 al 1847 (con forte crisi nel 1846-1847), periodo di forte ripresa dal 1848 al 1873 (con crisi forte nel 1873); ripresa lenta dal 1874 al 1893, con crisi bancaria forte nel 1890-1893; crescita forte dal 1894 al 1913… (cfr. E. Mandel, Le Troisième âge du Capitalisme, 1972). Le fasi di forte espansione come quelle di espansione lenta sono a loro volta suddivise in cicli più brevi , che variano dai 7 ai 10 anni, anche questi conclusi con una crisi. Una presentazione della teoria delle onde lunghe è sul sito: Husson. La teoria delle onde lunghe.

[5] Per i rapporti complicati e tesi tra Gran Bretagna e Russia, oltre al riquadro nell’originale francese si veda Olivier Delorme, La Grèce et les Balkans, du Ve siècle à nos jours, Gallimard, Paris, 2013.

[6] Grosso modo è quanto si è verificato anche nel 2010-2012, quando 13 paesi dell’eurozona hanno offerto la propria garanzia per il prestito concesso dal Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria). In caso di non pagamento decretato dalla Grecia, quei paesi si impegnavano ad assicurare il rimborso dei titoli in possesso di banche private (si veda: Commissione per la verità sul debito greco, Rapport préliminaire de la Commission pour la vérité sur la dette publique grecque, Athènes, 2015 (http://cadtm.org/Rapport-preliminaire-de-la , capitoli 3 e 4).

[7] In attesa che Ottone compisse 20 anni, cioè nel 1835, si instaurava un Consiglio di reggenza composto di 2 autocrati e 1 generale bavarese. Al suo arrivo, Ottone si insedia a Nauplia, una città di 6.000 abitanti, prima di decidere, d’accordo con il Consiglio di reggenza, che la capitale sarebbe diventata Atene (5.000 abitanti).

(Cfr. https://fr.wikipedia.org/wiki/Othon_Ier_%28roi_de_Gr%C3%A8ce%29)

[8] Cfr. Nikos Beloyannis, Le capital étranger en Grèce,

http://iskra.gr/index.php?option=com_content&view=article&id=1010 :-1833-&catid=55:an-oikonomia&Itemid=283

[9] Alla data del 31 dicembre 1843, la Grecia aveva versato 33 milioni di dracme per gli interessi e l’ammortamento del capitale. Ma restavano ancora da pagare alle tre potenze della “trojka” garanti del prestito del 1833 la soma di 66 milioni di dracme oer ognuna, ben più di quel che la Grecia avesse effettivamente ricevuto nel 1833 (notizie fornite da Dimitra Tsami).

[10] A questo episodio storico deve il suo nome l’attuale piazza del parlamento : Piazza Syntagma (= Piazza della Costituzione).

[11] Secondo Takis Katsimardos, «L’ancien Mémorandum dans la Grèce de 1843», publicato il 18/09/2010 sul quotidiano finanziario Imerissia, che non esce più (on line: http://www.neapnyka.gr/archives/%CF%84%CE%BF-%CF%80%CE%B1%CE%BB%CE%B9%CF%8C-%CE%BC%CE%BD%CE%B7%CE%BC%CF%8C%CE%BD%CE%B9%CE%BF-%CF%83%CF%84%CE%B7%CE%BD-%CE%B5%CE%BB%CE%BB%CE%AC%CE%B4%CE%B1-%CF%84%CE%BF%CF%85-1843

[12] Cfr. Carmen M. Reinhart, Christoph Trebesch, The pitfalls of external dependance: Greece, 1829-2015, p. 24.

[13] Ivi, p. 23, Appendice B.

[14] Nel corso del XIX e XX secolo, a varie riprese, sono stati annullati debiti considerati odiosi. Il giurista Alexander Sack, un’autorità per quanto riguarda la dottrina del debito odioso, ha riassunto una serie di casi precisi in una raccolta pubblicata a Parigi nel 1927 (cfr.r : Sack, Alexander Nahum. 1927. Les Effets des Transformations des États sur leurs Dettes Publiques et Autres Obligations financières, Recueil Sirey, Paris. http://www.worldcat.org/title/effets-des-transformations-des-etats-sur-leurs-dettes-publiques-et-autres-obligations-financieres-traite-juridique-et-financier/oclc/18085050/editions?referer=di&editionsView=true

[15] Tutti i brani citati sono ricavati dal primo capitolo del libro di Constantin Tsoucalas, La Grèce de l’indépendance aux colonels, Editions F. Maspéro, Paris, 1970.

Si veda la biografia di Ioannis Kapodistrias https://fr.wikipedia.org/wiki/Io%C3%A1nnis_Kapod%C3%ADstrias

[16] Stratocrazia: un termine poco usato che indica il governo diretto dei militari.

[17] Si veda la biografia di Ioannis Kapodistrias

https://fr.wikipedia.org/wiki/Io%C3%A1nnis_Kapod%C3%ADstrias

 

Traduzione di Titti Pierini

Fonte: http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2618:la-grecia-indipendente-e-nata-con-un-debito-odioso-uningiustizia-con-radici-lontane-1&catid=57:imperialismi&Itemid=73

Articolo apparso per la prima volta su: http://cadtm.org/La-Grece-independante-est-nee-avec

 

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